Autore: attribuzione Scipione Manni (ingrandito e con aggiunte di personaggi del XX secolo)
Commissione:
Datazione: XVIII secolo
Materiale: Olio su tela
Dimensioni:
Provenienza: Preesistente cappella privata dell'Addolorata
La tela costituisce la pala d'altare dell'originaria cappella gentilizia dalla quale ebbe origine l'attuale edificio di culto e che oggi corrisponde all'odierna sacrestia. L'assetto attuale dell'opera è il risultato di un intervento di ampliamento eseguito agli inizi del XX secolo, finalizzato all'adeguamento del dipinto alle maggiori dimensioni della nuova aula ecclesiale. In tale occasione furono aggiunte, ai margini della composizione originaria, alcune figure verosimilmente identificabili con la Maddalena e san Giovanni Evangelista. Le integrazioni, riconducibili a un anonimo pittore di ambito locale, si distinguono nettamente per qualità esecutiva e linguaggio figurativo, risultando estranee alla concezione compositiva e alla cifra stilistica dell'opera primitiva.
La stesura originaria raffigura la Vergine Addolorata ai piedi della Croce nell'istante culminante della morte di Cristo, colto nell'atto di esalare lo spirito. L'oscuramento del sole e l'incupirsi del cielo traducono figurativamente il racconto evangelico, accentuando la tensione patetica della scena secondo una consolidata iconografia della Crocifissione di matrice controriformata. Nel corso di un recente intervento di restauro è riemersa, sullo sfondo, la veduta della cupola della basilica di San Pietro, occultata dalle ridipinture e dalle alterazioni succedutesi nel tempo, elemento che ha restituito un importante tassello della concezione iconografica originaria.
L'opera appare plausibilmente riferibile a Scipio Manni (Palermo, 1705 – Milazzo, 1770), uno dei principali interpreti della pittura tardobarocca nell'area messinese. La proposta attributiva si fonda su una serie di significative consonanze stilistiche e morfologiche con il catalogo dell'artista. Il volto della Vergine, definito attraverso un accurato modellato chiaroscurale, rivela una ricerca espressiva improntata a un composto e misurato patetismo, accentuato dalla sottile lacrima che solca la guancia; a tale raffinata definizione fisiognomica si contrappone la resa più sintetica delle mani giunte, caratteristica ricorrente nella tecnica esecutiva del pittore. Ulteriori elementi di confronto sono costituiti dalla peculiare conformazione anatomica del piede, con l'alluce sensibilmente più corto rispetto alle altre dita, evidente costante nella produzione di Manni, nonché dall'inserimento della basilica di San Pietro sullo sfondo, esplicito riferimento a Roma, motivo iconografico documentato in altre opere dell'artista.
L'ampliamento novecentesco alterò sensibilmente la percezione della pala, modificandone il formato originario e compromettendone la leggibilità storico-artistica. La successiva collocazione, sull'altare maggiore, della statua processionale in cartapesta determinò inoltre la perdita della memoria della funzione liturgica del dipinto. Soltanto agli inizi del XXI secolo, in seguito a un accurato intervento di restauro, l'opera è stata recuperata sotto il profilo conservativo e restituita alla fruizione devozionale, consentendo al contempo una più puntuale rilettura critica dei suoi caratteri stilistici e della sua vicenda conservativa.
attribuzione da parte di Domenico Le Donne