Autore: attribuibile a Filippo Jannelli (ridipinta nel 1858 circa dal pittore Caggiano)
Commissione:
Datazione: XVII secolo
Materiale: Olio su tela
Dimensioni:
Provenienza: chiesa della Madonna della catena o san Gaetano
Lo stato attuale dell'opera corrisponde a una ridipintura eseguita nel 1856 dal pittore Caggiano, che sostituì o rielaborò profondamente il dipinto originario, intervenendo in particolare sulla figura del Bambino.
La tela proviene dall'altare maggiore della chiesa della Madonna della Catena, successivamente detta anche di San Gaetano, edificio che, secondo quanto riferisce Piaggia, sarebbe stato fondato in epoca aragonese. La chiesa, tuttora esistente nel borgo antico, è oggi sconsacrata e versa in un avanzato stato di degrado conservativo a causa del prolungato abbandono e dell'azione degli agenti atmosferici.
L'opera originaria è verosimilmente riconducibile al XVII secolo e può essere riferita, in via ipotetica, al pittore Filippo Jannelli (Castroreale, 1621 – Santa Lucia del Mela, 1696). Tale proposta attributiva trova riscontro nell'impianto compositivo, caratterizzato da una rigorosa costruzione piramidale di ascendenza controriformata, ampiamente diffusa nella pittura devozionale siciliana del Seicento, nonché nella postura della Vergine, ricorrente nelle opere dell'artista. Alla base della composizione sono raffigurati i santi Lorenzo, Stefano e Bartolomeo; al vertice domina la figura della Vergine, circondata da una corona di angeli, che sostiene il Bambino sulle ginocchia e reca nella mano una catena, principale attributo iconografico del titolo mariano. L'iconografia della Madonna della Catena trae origine dalla consolidata tradizione devozionale sviluppatasi a Palermo alla fine del XIV secolo.
Secondo la leggenda agiografica, nel 1392 tre uomini, ingiustamente incarcerati e condannati a morte, ottennero miracolosamente la liberazione dopo aver invocato l'intercessione della Vergine, le cui catene si sarebbero spezzate prodigiosamente. L'episodio favorì la diffusione del culto in tutta la Sicilia e successivamente nell'Italia meridionale, determinando la nascita di numerosi edifici sacri, confraternite e testimonianze figurative dedicate a questo titolo mariano. Dal punto di vista simbolico, la catena costituisce il segno della liberazione operata da Maria e allude alla sua funzione di mediatrice nella salvezza dell'uomo, capace di sciogliere i vincoli della prigionia fisica e della schiavitù del peccato.
La devozione popolare riconobbe pertanto nella Madonna della Catena una particolare protettrice dei carcerati, dei perseguitati, dei naviganti e, più in generale, di quanti si trovavano in situazioni di grave necessità. Nell'ambito della religiosità tradizionale siciliana, il suo patrocinio veniva inoltre invocato durante i parti difficili, interpretando simbolicamente lo "scioglimento delle catene" come metafora della liberazione dalle difficoltà del travaglio e del felice esito della nascita.
attribuzione da parte di Domenico Le Donne